La Commissione risponde all’Iniziativa dei cittadini europei per vietare le pratiche di conversione
La Commissione europea ha adottato una comunicazione in risposta all’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea”. La risposta arriva a soli quattro giorni dalla Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia (IDAHOT), ribadendo l’impegno della Commissione per i diritti delle persone LGBTIQ+ e per la costruzione di una vera Unione dell’uguaglianza.
Le pratiche di conversione si basano sulla falsa convinzione che le persone LGBTIQ+ siano malate. Questi interventi dannosi possono provocare conseguenze psicologiche e fisiche di lunga durata. Secondo un rapporto dell’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, il 24% delle persone LGBTIQ+ nell’Unione ha subito tali pratiche, inclusi episodi di violenza fisica e sessuale, abusi verbali e umiliazioni. La percentuale raddoppia quasi nel caso delle persone transgender.
L’ICE – sostenuta da 1,1 milioni di cittadini europei – chiedeva alla Commissione di intervenire proponendo un divieto giuridico delle pratiche di conversione rivolte ai cittadini LGBTIQ+.
La Commissione ha esaminato le possibili basi giuridiche e intende adottare una raccomandazione invitando gli Stati membri a vietare le pratiche di conversione. Ogni persona della comunità LGBTIQ+ dovrebbe poter essere sé stessa, vivere con orgoglio la propria vita, libera da violenza, discriminazioni e paura.
La Commissione adotterà la raccomandazione nel 2027, impegnandosi nel frattempo a sostenere gli Stati nei loro sforzi per vietare queste pratiche dannose. Accanto alla raccomandazione, saranno proposte misure complementari.